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La crisi è ancora qui!

Marzo 2012
Crisi economica

La crisi finanziaria in Europa è entrata nel suo terzo anno e minaccia di portare l'economia globale sull'orlo di una catastrofe nel 2012. Le prospettive economiche per la zona euro, che è quasi in recessione, sono state compensate a livello globale da una valutazione più promettente per gli Stati Uniti. Nonostante l'economia statunitense resti debole, il tasso di disoccupazione preoccupante, i prezzi delle case in continua discesa e i livelli di debito elevati, gli Stati Uniti stanno mostrando segni di un costante miglioramento su ciascuno di questi fronti e, inoltre, si stima che l'economia nel quarto trimestre del 2011 sia cresciuta al tasso più alto dell’ultimo anno e mezzo. Con il rafforzamento della fiducia dei consumatori, con il miglioramento del mercato del lavoro e con le aziende che, almeno per ora, investono in modo incoraggiante, c’è una buona probabilità che la previsione di crescita del PIL negli Stati Uniti possa raggiungere il 2% nel 2012. Questo risultato non sarebbe ancora soddisfacente, soprattutto dopo il collasso del 2009 e la ripresa tiepida del 2010-11, ma è la prova evidente che l'economia statunitense non è in pericolo immediato di una nuova recessione, a meno di una implosione nella zona euro. Se questo non avvenisse, l'economia globale potrebbe crescere di poco sopra al 3% nel 2012 (in calo rispetto al 3,7% del 2011), mantenendo le distanze dalla possibilità di recessione e dal rischio di un vero e proprio “terremoto” come quello verificatosi nel 2009, quando il PIL mondiale registrò una contrazione dello 0,9%. Questo è, tuttavia, di poca consolazione: che l'economia globale stia andando a braccetto con una nuova recessione, poco più di due anni dopo il termine di quella precedente, è confermato sia dalla gravità degli shock che hanno colpito l'economia negli ultimi anni (soprattutto dalla zona euro), sia dai sottostanti carichi di debito che hanno reso i consumatori, le imprese e le banche più vulnerabili a tali perturbazioni.

In Italia il recupero dalla recessione del 2010 e del primo semestre del 2011 è stato decisamente modesto e, purtroppo, si è già esaurito nel terzo trimestre del 2011. A causa della combinazione di maggiore rigore fiscale, deterioramento della fiducia delle imprese e forte indebolimento della domanda estera, ci si aspetta che la ripresa rimanga debole se non addirittura in contrazione nei prossimi trimestri. A seguito di una crescita stimata al 0,3% nel 2011, ci si aspetta che il PIL italiano subisca una contrazione del 1,7% nel 2012. Si prevede , inoltre, che l'economia ristagni nel 2013, per poi crescere con una media di poco superiore all'1% nel triennio 2014-16. La leggera accelerazione dipenderà da un modesta ripresa della domanda dei paesi extra europei. Tuttavia, una contrazione più evidente e prolungata nella performance economica sarebbe un rischio se l'impatto negativo dell’inasprimento fiscale, sia in Italia che in altri paesi dell'UE, dovesse risultare maggiore. Un altro rischio è che sempre più elevati tassi di interesse sul debito possano portare l’Italia al default, causando un collasso bancario a causa delle grandi quote di debito in possesso delle banche italiane e l'effetto generale sulla fiducia.

La spesa dei consumatori è in calo da aprile 2011, il clima di fiducia rimane al di sotto della media degli ultimi 12 mesi e i dati sul mercato del lavoro continuano a generare preoccupazione. Il tasso di disoccupazione era all’8,9% nel mese di dicembre, al massimo livello nel 2011. Nello stesso anno le retribuzioni contrattuali sono cresciute dell’1,8%, rispetto al 2,1% del precedente. A fronte di un’inflazione annua del 2,8% la componente contrattuale delle retribuzioni ha registrato una riduzione in termini reali. La crescita dei salari in termini nominali resterà moderata, dato il perdurare della debolezza nel mercato del lavoro. Lo scenario medio e più probabile prevede che i consumi privati si contraggano nel 2012-13 e rimangano deboli durante il resto del periodo di previsione, riflettendo gli effetti dell’inasprimento fiscale, la debole crescita dell'occupazione e il limitato credito al consumo, in quanto le banche sono costrette a compiere maggiori sforzi per migliorare i propri bilanci. La necessità di maggiori restrizioni fiscali colpirà anche i consumi pubblici per la maggior parte dei prossimi quattro anni. Gli investimenti fissi hanno registrato un parziale recupero nel 2010 e all'inizio del 2011, conseguente a un moderato miglioramento della fiducia delle imprese e a un recupero della domanda estera. Tuttavia, il deterioramento della fiducia in tutta la zona euro, l'incertezza sul finanziamento del debito pubblico e la capacità dell'Italia di rimanere nella zona euro porteranno a una battuta d'arresto di questa crescita nel 2012 e 2013. Ci si aspetta un modesto recupero nel 2014-16.

Dopo una ripresa delle esportazioni nel 2010 e all'inizio del 2011, ci si aspetta una crescita della domanda estera in forte indebolimento nel 2012 e poi in graduale recupero a partire dal 2013. Le importazioni dovrebbero diminuire nel 2012-13, riflettendo l’atteso calo della domanda interna. Dovrebbero riprendere a crescere nel 2014, ma più lentamente rispetto alle esportazioni.
Dopo aver accelerato nel corso del 2010 e nella maggior parte del 2011, principalmente a causa del forte rincaro dei costi delle materie prime e dell’aumento di un punto percentuale dell’IVA in Settembre 2011, l'inflazione dei prezzi al consumo ha iniziato a decelerare nel mese di novembre e si prevede che continuerà a farlo, riflettendo una più favorevole tendenza dell’inflazione di base, una domanda aggregata più debole e una moderazione nella crescita dei prezzi internazionali delle materie prime. Questa tendenza dovrebbe continuare nel corso del 2012 e del 2013, attestandosi al 2,8%-2,6%, per poi scendere all’1,6% circa nel 2014 quando gli effetti dell’IVA saranno stati completamente riassorbiti e la ripresa ciclica non sarà tale da innescare tensioni sui prezzi interni.

Esattamente due anni fa (era il momento in cui gli analisti ritenevano che la ripresa ci sarebbe stata ma non volevano sbilanciarsi in alcun pronostico), ci si chiedeva in un articolo simile che profilo potesse avere la ripresa: forma di una "V", ossia di una ripresa più o meno rapida dopo il punto di minimo, a forma di una "U", con la parte bassa sarebbe stata più lunga del previsto e molti mesi di stagnazione prima del rimbalzo, o a forma di una "W", ossia con un breve recupero dopo i minimi seguito, però, da un nuovo peggioramento, per arrivare solo molto dopo a una ripresa più stabile? Mentre la prima veniva esclusa a priori, le più probabili risultavano le ultime due, con una preferenza alla seconda. E purtroppo è stato e sarà così!


 
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