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Ripresa sì, ma lenta e debole

Dicembre 2010
ripresa

All’inizio dell’anno, in un articolo di questa newsletter, ci si chiedeva che forma avrebbe avuto la ripresa economica. Già allora si era in grado di scartare la forma a “V” e le più probabili erano risultate le forme a U o a W. Oggi quello che viene evidenziato dagli ultimi dati è che la ripresa economica per il nostro Paese, ma non solo, avrà una forma a W.
La ripresa dell’economia mondiale è proseguita anche se il ritmo di espansione a partire dall’estate sta lievemente moderandosi, inoltre la ripresa non appare uniforme nelle diverse regioni: nelle principali economie avanzate la crescita è rimasta modesta poiché i consumatori e le imprese stanno tentando di risanare i loro bilanci sullo sfondo della debolezza sia del mercato del credito e del lavoro sia del clima di fiducia dei consumatori; inoltre nell’ultimo trimestre anche le economie emergenti, che avevano guidato la ripresa mondiale, hanno rallentato.
Come previsto nell’Interim Report di settembre dell’Ocse i dati del terzo trimestre 2010 mostrano un rallentamento della crescita del Pil per l’economia mondiale, e soprattutto delle economie dei paesi più ricchi. La ripresa internazionale sta perdendo slancio e tra i paesi del G7 l'Italia è quello che nella seconda parte del 2010 risulterà in maggiore affanno.

Le stime preliminari per l’economia americana mostrano nel terzo trimestre un Pil in crescita dello 0,5%, il Regno Unito fa un po’ meglio con un +0,8%; il Pil spagnolo invece rimane fermo. Anche la crescita tedesca rallenta sensibilmente (+0,7% rispetto al +2,3% del trimestre precedente), pur rimanendo decisamente positiva e contribuendo a mantenere positiva la media dell’area euro; per l’Italia la crescita sarà dello 0,2%. Come è evidente i divari di crescita tra i maggiori paesi dell’area dell’euro tendono così ad ampliarsi.
Il PIL italiano nel secondo trimestre del 2010 è cresciuto dello 0,5% rispetto al periodo precedente (+1,3% sul periodo corrispondente), in linea con quanto osservato nei primi tre mesi dell’anno. Sono state le esportazioni a sostenere questa crescita, esportazioni che sono cresciute del 3,3%, ma a cui non è corrisposto un rafforzamento della domanda interna che rimane debole: solo gli investimenti in macchinari sono aumentati significativamente, grazie al supporto degli incentivi governativi e alla buona tenuta della domanda estera; è proseguita invece la contrazione degli investimenti nel settore delle costruzioni e la stagnazione dei consumi privati. Riguardo a questi ultimi non sembrano esserci segnali di una ripresa apprezzabile: i consumi manterranno un profilo di moderata espansione nella seconda parte dell’anno. Per i prossimi anni si prevede un graduale miglioramento, a cui contribuirà un modesto ma positivo recupero del reddito disponibile e della ricchezza finanziaria delle famiglie. Sul fronte dell'occupazione i dati pubblicati di recente dall'ISTAT hanno evidenziato alcuni segnali incoraggianti che mostra sino al mese di agosto un calo progressivo della disoccupazione sino a toccare il livello più basso dal 2009 all'8,1%, ben al di sotto della media di eurozona. Ma la buona notizia è durata poco, visto che gli ultimi dati hanno confermato un tasso di disoccupazione in salita al 8,3%. In assenza di nuove assunzioni e visto l’aumento della popolazione inattiva fino al mese di agosto, il calo della disoccupazione rispecchiava in gran parte un effetto di scoraggiamento. Per il futuro si prevede che l’eventuale domanda di lavoro derivante dalla ripresa della produzione verrà assorbita dalla cassa integrazione, e che l’offerta invece torni ad espandersi sia per effetto della regolarizzazione degli immigrati che per il ritorno sul mercato di lavoratori scoraggiati durante la recessione. Il tasso di disoccupazione continuerà quindi a crescere arrivando a toccare il 10% nel 2012.
Dopo essersi stabilizzata all'1,6% in settembre, l'inflazione dei prezzi al consumo ha ripreso ad accelerare in ottobre, portandosi all'1,7% (stima preliminare). Nel complesso lo scenario di medio termine resta favorevole, con l'inflazione che rimane stabile intorno ai livelli attuali fino a tutta la prima metà del 2011 e si attesta in media rispettivamente all'1,6% e all'1,4% quest'anno e l'anno prossimo.
In Italia si prevede una crescita dell’1,1% nel 2010 e dello 0,8% nel 2011, che si attesta intorno alla metà rispetto a quella dei nostri vicini europei (in media del 2%), frenata dal persistere di un problema di competitività che limita i margini di crescita delle esportazioni e da un programma di consolidamento di bilancio che indebolisce la domanda privata. Il livello del Pil è ora inferiore di 5,6 punti percentuali rispetto al picco registrato nel primo trimestre del 2008, un divario superiore di circa due punti a quello della media dell’area, e alla fine del 2013 l’economia italiana molto probabilmente non riuscirà a recuperare il Pil prima della crisi, ma bensì si fermerà poco sopra al livello del 2005.

 
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